Acchiara lieve e già s'imbruma
in un grappolo d'accordi, ricordi
nuota con me nella penombra,
frapponi la tua mano
che alba irrompe
fra le le mie ali allinee al mare
quando ritroso sfuggi ai flutti
e sabbia fra le lenzuola
raccolora d'imbrunire, cercandoci
lucciole fra i filati leggeri
compunte senza rimmel
struggono le tue sulla banchina
d'oceani e tempi dove non sarà
partire a stormo come migratori di baci...
Lux de luce
a piedi consunti
ma cammino sui tuoi argini e sorrido al sole...
Non ci saranno parole
submarazioni di vite,
ritratti battiti del cuore
mio vivo l'immenso
il mondo su un palmo di stelle
e non mi sono mai smarrita
nella solitudine che accorda
dio-me-dea al tramonto...
Che io ti chiami
con multanimi nomi
d' una fiaba da nido,
il tuo sulle mie labbra
irredento nasce e muore...
Rammemoralo piano
fino all'ultima sciara
fin dove suono sfrangia
le mani sul respiro
e tu fulgente brilli...
Fretta ti buca le tasche
di pensieri persi di scordo,
le mie coccinelle inviste
lontane stormi partite nell'assente,
eppur non le parole sono oracolo...
Se un sussurro cantasse il senso
ovunque tu, ghermisci la vita
soli dea d'anima abbracciami,
così lascia che io ti chiami
fino a riconoscerti Amore...
Oltre la gioia del ventitreesimo cielo
mie le flotte auree tornate vittoriose,
riscatti a notti senza respiro su petra epifita
ed ora cambria nel sole che avanza
e città di marmo al passo conquista,
rivivida la crisalide d'una libertà inestinguibile
a me intitolo l’opera d' una vita ad est ...
E’ questa giara di tempo
curvatura d’ istmo
tramagliatura di neve sul levar di rose
quale suono della prima sui tetti,
ma tu riconducevi alla strada
e piena non ti incantava,
stafilea gioia già ci affiancava
senza riprove d’irripetuto attimo.
Solidago legge d’attesa,
falcata che agli arditi ritorna
e semantica d’un passo
in un sol giorno condensa.
Scarpe viola trepide,
balànce fra schegge di pioggia
a sussumere il volo,
è in me epoca di domani...
Quando tempo compunge,
prima che nuovo passi un treno
turbinino i capelli allo iemale
e qualcosa mi cambi ancora,
vola.
Attendiamo la notte
non la prossima,
la profferta senza respiro
nella torre irremota,
come espero di quelle parole
chiedevi se fosse sentor di canto
ed io oltre la metafisica degli alberi.
D'autunni riscattati al dolore
ora sguardi adespoti di brace
nel nido sotto le cortecce,
domina d'un regno su due vite
delle sette d’un gatto...
Ti canteranno dedalo ardito
ultimo precentus senza discendenza
luce sul silenzio di voci senza più millennio.
Venne novecento fuori dalla porta fra i merli
e ti colse resupino d’autunno
le vite come salmi
e meno d'una speranza per tradire il futuro,
nello sgorgo d'un D-io rivenduto
a postriboli di iene laudensi
che ti dilanieranno domani.
Avvampa la passacaglia d'esule senza patronimico
libero e solo di discertato abbandono
seppellire il vate d' ombre congiurate.
Dentro l'imbrunire che al fine giunge
disaccorda lo sguardo scordato,
ora solo pensami stella d'alba ...
Nel battito incentrico
mediano fra cento cornamuse
il percussivo respiro di Scozia
scortava alle Highlands
nel nulla traslucente
di nubi ed arcobaleni.
Discover earth's neverending border
turn mind, nowhere is everywhere
when you across them is the point of existence.
I discanti di Londra,
Lillie Road con occhi di volpe fulva
aritmico passo di pioggia,
in lei ogni notte torna
nella rugiada già svanita
ed io nella patria oltre il mare.
Remind far suns
just the time to being an emotion
from fairy night cames the light of existence.
L'albe dei mondi ho cantato,
il mio è porto di comete.
Fatti per me notte
nei cieli d'Atlantico
quando tu vivrai il giorno
ed io ancor starò salpando,
allor saprai dove muove il vento,
d'Albione cercami nel passo,
per te che m' ami licenide
d'esacordi e frontiere premonente,
lungo l'inarenabile dell'orbis veteribus
sul palmo ti mostrerò quelle aurore,
così scantona apogei di nostalgia
ed in struggente afflato
sii per me notte...
Così
gli angeli ascesero al volo
dal planare sospeso dei rapaci...
Ricordi
cielo e terra par in lume,
il futuro mille gradini sotto la loggia
e la parvenza d'un mondo muto
che flesso al tramonto
formicolava lattiginoso e lento.
Noi
ad evocar per nome le farfalle
e l'elegie sussurrate dormienti,
tu desideravi la penna
per aver fra l' ali l'infinito
ed io scalza dea di rosa e citrino
fra le bifore nell'impuntura dei laghi.
Così
i cuori ebbero nido d'alba
nel tepore cipriato di stelle d'alianto...